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IL PROGETTO IL RIGASSIFICATORE IL TERMINALE DI ETILENE L'ITER AUTORIZZATIVO LA SICUREZZA I BENEFICI
DOMANDE E RISPOSTE
 
DOMANDE E RISPOSTE
 
 
1. Perché si chiama Progetto Rosignano?
  Il Progetto Rosignano, a Rosignano Marittimo in provincia di Livorno, prevede la realizzazione di un impianto di rigassificazione di gas naturale liquefatto (GNL) da 8 milardi di metri cubi annui, quasi il 10% del consumo nazionale, e lo smantellamento dell'esistente terminale di etilene che sarà ricostruito all'interno dello stabilimento industriale della Solvay.
Si tratta, quindi, di un vero progetto integrato che permette di garantire:
la sicurezza
un basso impatto ambientale
la compatibilità con gli strumenti di pianificazione territoriale
il consolidamento delle attività industriali esistenti e l'occupazione che ne deriva.
2. Chi sono i promotori del Progetto Rosignano?
  I partner promotori del Progetto Rosignano sono tre grandi società: Edison, BP e Solvay.
3. Perché si sposta l'impianto di etilene esistente?
  Lo spostamento ed il potenziamento del terminale di etilene permetterà di recuperare interamente l'area di Vada che potrà essere destinata ad uso turistico. La nuova collocazione dell'impianto di etilene eliminerà gli elementi di rischio impiegando le tecnologie più moderne per la realizzazione del serbatoio e dei tubi che saranno completamente interrati e minimizzerà l'impatto visivo.
Si prevede anche il potenziamento dell'impianto di stoccaggio di etilene. Il serbatoio esistente verrà, infatti, sostituto con uno di capacità doppia e di nuova concezione tecnologica (a pieno contenimento) e quindi molto più sicuro.
Questo intervento consentirà di consolidare l'attività industriale di produzione di polietilene che attualmente impiega oltre 320 dipendenti diretti ed indiretti.
4. L'allungamento del pontile Solvada ostacolerà la navigazione diportistica?
 
Il pontile Solvada sarà allungato di circa 400 metri rispetto all'attuale per permettere l'attracco delle navi gasiere.

I proponenti hanno dato la disponibilità alla Capitaneria di Porto di Livorno di studiare una modalità per poter far passare le piccole imbarcazioni sotto il pontile in tutta sicurezza.

Oggi il percorso di una piccola imbarcazione dal Porto di Marina di Vada al Porto di Cala de Medici è di circa 7.6 km. Con l'allungamento previsto è di circa 8.1 km. Considerando una velocità media dell'imbarcazione di 8 nodi il tempo di percorrenza passa da 31 a 33 minuti, quindi una differenza di circa 2 minuti.
 
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5. Perché è stato giudicato adatto il territorio di Rosignano Marittimo per la realizzazione del rigassificatore?
  Perché l'area industriale esistente ha già disponibili le infrastrutture (come il pontile Solvada) e il know how in grado di garantire la migliore realizzazione dell'impianto minimizzando l'impatto ambientale e visivo.
6. Cosa è il GNL?
  Il gas naturale liquefatto (GNL o LNG - liquified natural gas – nella dicitura inglese) è la forma liquida del gas naturale.
Il processo di liquefazione, ottenuto attraverso refrigerazione a 161° C sotto zero a pressione atmosferica, riduce di circa 600 volte il volume occupato dal gas e permette quindi il trasporto via nave, in sicurezza.
7. Che cosa è il rigassificatore di Rosignano?
  L'impianto di rigassificazione di Rosignano da 8 miliardi di metri cubi, quasi il 10% del consumo nazionale, garantisce un nuovo punto di ingresso nel paese di gas naturale, il combustibile più "pulito" che usiamo nelle nostre abitazioni per riscaldarci e per cucinare. Il metano utilizzato anche per usi industriali e per generare elettricità in centrali che spesso in precedenza, erano alimentate con combustibili meno "pulito" (carbone, olio combustibile).
8. Da dove importiamo il gas naturale?
  Ad oggi, il gas viene importato in Italia da Norvegia e Olanda, dalla Russia, dall'Algeria e dalla Libia. Esiste anche un terminale di rigassificazione a Panigaglia (La Spezia), in esercizio dagli anni 70, che importa GNL principalmente dall'Algeria. Più in generale, l'importazione di gas in Europa è oggi praticamente garantita da due fornitori principali, Russia e Algeria.
9. È sufficiente per i consumi nazionali?
  In Italia l'offerta di gas naturale è limitata rispetto alla potenzialità della domanda. Il consumo nazionale, oggi pari a circa 85 miliardi di metri cubi di gas all'anno, crescerà sino ad oltre 90 miliardi di metri cubi entro il 2010. La scarsa disponibilità interna rende necessaria l'importazione di gas naturale da altri paesi produttori.
L'Italia, che importa via GNL solo il 4% della sua domanda, mentre la Francia il 25% e la Spagna quasi il 50%, ha bisogno di importare il gas naturale per garantire il soddisfacimento della domanda energetica nazionale e diversificare i paesi produttori scegliendo le fonti che garantiscono le migliori condizioni di fornitura.
L'impianto, quindi, contribuirà a rendere più sicuro l'approvvigionamento energetico del nostro paese e a non dover così più affrontare emergenze legate all'attuale mancanza di disponibilità di gas.
10. Da quanto tempo esistono i rigassificatori?
  Dagli anni '40. Nel nostro paese esiste anche un terminale di rigassificazione a Panigaglia (La Spezia) in esercizio dagli anni '70.
11. Quanti rigassificatori ci sono nel mondo?
  La tecnologia della rigassificazione è diffusa in tutto il mondo, è affidabile e sicura.
Attualmente nel mondo ci sono 53 impianti di rigassificazione in funzione la cui sicurezza è garantita dalla qualità dei materiali, dai procedimenti, dalle apparecchiature e dall'accurata manutenzione durante il loro esercizio.
Sicurezza confermata anche dalla forte espansione dell'industria del GNL: oggi sono, infatti, in costruzione 25 nuovi terminali di rigassificazione in Europa, negli USA e in Cina.
12. Si sono verificati incidenti negli ultimi 30 anni?
  Nei circa 80.000 viaggi di navi metaniere, dagli anni '40 ad oggi, non si sono mai verificati gravi incidenti e dal 1979 non si è registrato alcun incidente in impianti di rigassificazione, a conferma della assoluta sicurezza della tecnologia utilizzata. Gli incidenti di Cleveland (1944) e Skikda che vengono citati sono relativi a impianti con caratteristiche molto diverse. Nel primo caso i serbatoi di stoccaggio erano realizzati in acciaio al 3,5% di nichel, e non al 9% come nei serbatoi dell'impianto di Rosignano secondo le norme di sicurezza UNI EN 1473, e quindi molto poco sicuri. L'incidente di Skikda, che era un impianto di liquefazione e non di rigassificazione, ha interessato delle caldaie ad alta pressione che non sono utilizzate nei rigassificatori.
13. Che cosa è successo nell'inverno 2005/2006 con la fornitura del gas?
  C'è stata una riduzione di forniture dalla Russia. In Italia è stato necessario far fronte al problema attingendo in parte alle riserve strategiche di gas e in parte prendendo delle misure di emergenza (riattivazione delle centrali ad olio combustibile, diminuzione temperature del riscaldamento, ecc). È evidente che la disponibilità di più fonti di approvvigionamento sarebbe quanto mai opportuna per ovviare a futuri problemi di questo tipo.
14. Il GNL è sicuro?
  La tecnologia della rigassificazione del gas naturale liquefatto (GNL o LNG - liquefied natural gas - nella dicitura inglese) è diffusa in tutto il mondo, affidabile e sicura.
Il GNL non è facilmente infiammabile. Infatti questo accade solo se è miscelato con l'aria in una percentuale che va dal 5 al 15 per cento e viene in contatto con una fonte di accensione. Quando brucia lo fa con una fiamma pigra e non con una fiammata come, ad esempio, la benzina.
Il GNL è una sostanza incolore, inodore, atossica e nella sua forma liquida non è infiammabile.
Il GNL non è solubile in acqua e pertanto non lascia tracce. Una volta che il gas liquido è evaporato non rimane nulla della sostanza originaria e l'acqua può essere tranquillamente bevuta.
Il GNL non è idrosolubile. Se lo versate in un vaso con i pesci rossi non fate loro alcun danno. Il gas evapora e non si mescola con l'acqua. Non ci può esser dunque alcun inquinamento della falda acquifera o del mare anche nel remoto caso che ci fosse una perdita nel sistema di trasporto e stoccaggio.
Il GNL non sporca. Se viene a contatto con il suolo, il gas evapora e non lascia alcun residuo da pulire.
15. Le navi gasiere sono sicure?
  Le navi sono dotate di tripla protezione dei serbatoi, che hanno una struttura a doppio scafo, garantendo una sicurezza che ha fatto in modo che nei circa 80.000 viaggi di navi metaniere, dagli anni '40 ad oggi, non si siano mai verificati gravi incidenti.
16. Ci saranno più posti di lavoro a Rosignano?
  Il Progetto Rosignano, che comporterà un investimento di circa 600 milioni di euro, avrà importanti ricadute occupazionali ed economiche sul territorio:
circa 90 nuovi posti di lavoro, fra diretti e indiretti, per l'esercizio e la manutenzione degli impianti
circa 350 persone per tre anni con punte di 1000 presenze per la costruzione dell'impianto
il consolidamento dell'occupazione legata all'attività del terminale di etilene che impiega 320 lavoratori tra diretti e indiretti.
Inoltre parte dell'investimento complessivo si concentrerà su opere nel settore edile e elettromeccanico che è generalmente di facile accesso alle imprese locali.

Va evidenziato che il processo di rigassificazione del GNL e dell'etilene renderà disponibili una notevole quantità di energia criogenica che favorirà l'insediamento di impianti di produzione di gas tecnici (ad esempio ossigeno liquido, azoto liquido) e di impianti per la surgelazione di prodotti agricoli, dando vita ad una vera e propria industria del "freddo", come è già successo in impianti analoghi in Europa e in Giappone, con ulteriori ricadute in termini occupazionali.
17. E sull'ambiente che cosa succederà?
  Il Progetto Rosignano ha un basso impatto ambientale. Infatti:
I nuovi serbatoi di gas naturale liquefatto (GNL), insieme a quello dell'etilene, si troveranno all'interno del perimetro dello stabilimento industriale Solvay. L'area di Vada, oggi occupata dagli insediamenti industriali per lo stoccaggio di etilene, sarà completamente sgombrata e potrà essere destinata ad altri scopi, come quelli turistici.
Tutte le tubazioni che porteranno il gas naturale liquefatto e l'etilene allo stabilimento Solvay, saranno costruite con la tecnologia del doppio tubo interrato, con evidenti vantaggi di e di sicurezza. impatto visivo.
Il rigassificatore consentirà di ridurre l'attuale impatto dello stabilimento Solvay sull'ambiente marino riducendo la temperatura di scarico delle acque.
La realizzazione del Progetto Rosignano comporterà anche la messa in sicurezza idrica di tutta la zona di Vada, che potrebbe essere attualmente soggetta ad inondazione da parte del fiume Fine.
18. Chi garantisce alla popolazione che il rigassificatore non sia nocivo all'ambiente e sia sicuro?
  Il progetto sarà sottoposto alla valutazione degli organi tecnici del Ministero dell'Ambiente, delle Attività Produttive, della Regione, della Provincia e del Comune. Gli esperti di queste istituzioni esamineranno il progetto e solo con il loro parere positivo l'impianto potrà essere realizzato.
19. Perché è stata presentata una variante al primo progetto?
  Un primo progetto dell'impianto di rigassificazione di Rosignano, localizzato a Vada in prossimità dell'esistente serbatoio di etilene, è stato presentato alle autorità competenti nell'agosto del 2002 e ha ottenuto, nel 2004, la pronuncia di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell'Ambiente.

Per recepire le indicazioni del Comune e della Regione Toscana al progetto originario, è stata presentata, nell'aprile 2005, una Variante di Progetto, che prevede la localizzazione degli impianti all'interno dello stabilimento industriale di Solvay. La nuova richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale è stata presentata il 1 settembre 2005. Il 18 ottobre 2006 il Comitato Tecnico Regionale - CTR – ha espresso parere favorevole sul livello di sicurezza del Progetto Rosignano rilasciando il nullaosta di fattibilità (NOF).
Senza il parere positivo della Commissione VIA, il progetto non potrà essere realizzato.
20. Quali sono le cause degli incidenti gravi avvenuti in passato su altri rigassificatori e perché tali incidenti non potrebbero ripetersi oggi?
  Gli incidenti di Cleveland e Skikda che vengono citati sono relativi a impianti con caratteristiche molto diverse. Nel primo caso i serbatoi di stoccaggio erano realizzati in acciaio al 3,5%, e non al 9% come nei serbatoi dell'impianto di Rosignano come prevedono le norme di sicurezza UNI EN 1473, e quindi molto poco sicuri. L'incidente di Skikda, che era un impianto di liquefazione e non di rigassificazione, ha interessato delle caldaie ad alta pressione che non sono utilizzate nei rigassificatori.
21. A che punto siamo con le valutazioni tecniche sulla sicurezza del progetto?
  Il Comitato Tecnico Regionale (CTR) Toscana, che è l'organo preposto alla valutazione degli aspetti progettuali che riguardano la sicurezza, ha espresso parere favorevole sul livello di sicurezza del progetto Rosignano rilasciando il Nullaosta di Fattibilità (NOF).
Per ottenere l'approvazione definitiva alla costruzione e all'esercizio del progetto, sono necessari, tra gli altri, due pareri tecnici favorevoli: il NOF, che riguarda la sicurezza dell'impianto, e la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che valuta la compatibilità ambientale. Senza questi pareri tecnici positivi il progetto non potrà ottenere l'autorizzazione finale.
Edison ha presentato il rapporto preliminare di sicurezza (come previsto dalla normativa vigente) nell'ottobre 2005. Il CTR ha nominato un gruppo di lavoro per l'esame del documento composto dagli organi tecnici competenti in materia di sicurezza (ARPAT, ASL, ISPEL, VVFF..). Dopo diverse riunioni con Edison e un approfondito esame del rapporto, il gruppo di lavoro ha redatto la relazione istruttoria in base alla quale il CTR ha rilasciato il NOF, subordinato all'approvazione della variante urbanistica da parte del Comune di Rosignano, con alcune prescrizioni tecniche. Edison ottempererà alle prescrizioni integrandole nel progetto particolareggiato e nel rapporto di sicurezza definitivo che sarà trasmesso al CTR per il parere conclusivo.
 
22. Perché il GNL non è facilmente infiammabile mentre il gas dei nostri fornelli si accende subito?
  Il GNL , che sta per Gas Naturale Liquefatto altro non è che il gas naturale dei nostri fornelli di casa (come diciamo più volte nel sito) raffreddato però a – 162 gradi e quindi reso liquido . Il fatto di essere a meno 162 gradi e allo stato liquido anzichè gassoso fa sì che il GNL non sia facilmente infiammabile e quindi non possa essere usato per "cucinare la pasta". Proprio per questo intendiamo realizzare il rigassificatore, per riportare il gas liquido allo stato gassoso e poterlo usare per usi domestici e per produrre energia.
 
23. Davvero in caso di un rilascio di GNL si forma una enorme nube?
  No. Il GNL man mano che evapora aumenta di volume, ma la massa di gas liquefatto evapora in tempi lunghi, perchè ha bisogno di scambiare calore con l'ambiente e solo la parte di liquido a contatto con l'aria, il terreno o l'acqua evapora. La restante parte rimane liquida perché ancora a bassa temperatura. La dimensione della nube di gas quindi non raggiungerà mai il valore che alcuni pensano pari a 600 volte la massa totale di gas. Quello che accade è che il liquido evapora gradualmente, la frazione di gas che si forma si diluisce in aria sino a non essere più infiammabile, e così via generando una nube che rimane infiammabile in un volume molto minore di quello che ci si aspetterebbe se tutto il liquido evaporasse. Questo fenomeno è stato calcolato nel Rapporto di Sicurezza, e si è trovato che la nube di gas che si forma non è più pericolosa già prima di raggiungere i confini del Terminale.
 
 
24. Perché non ci possono essere fuoruscite di gas pericolose?
  La possibilità che ci siano delle fuoruscite di GNL e che questo, a contatto con l'atmosfera, si riscaldi e si infiammi a causa di una fonte di accensione è uno scenario altamente improbabile. L'impianto è infatti dotato di tutti i dispositivi di sicurezza atti a prevenire e a contenere accidentali fuoriuscite di GNL: serbatoi a contenimento totale, doppia tubazione per il trasporto del GNL e numerosi sistemi di controllo e di messa in sicurezza dell'impianto. Se anche si verificasse la remota possibilità di una fuoruscita, l'impianto è dotato di dispositivi di sicurezza e controllo atti a bloccare tempestivamente il flusso di GNL minimizzando di conseguenza le fuoriuscite e i rischi connessi. La possibilità che ciò avvenga e le eventuali conseguenze sull'ambiente circostante sono state approfonditamente studiate nel Rapporto di Sicurezza che ha conseguito il Nulla Osta di Fattibilità da parte del Comitato Tecnico Regionale (organo istituzionale preposto a valutare la sicurezza dell'impianto), a dimostrazione della sua totale compatibilità con il territorio.
 
 
25. Perché non si possono fare paragoni tra le bombole di GPL e un terminale di GNL?
  La differenza sta nella sostanza.: il GPL è un gas (miscela di propano e butano) allo stato liquido a temperatura ambiente e sotto pressione (nelle bombole); il GNLè gas naturale (praticamente metano) allo stato liquido, alla temperatura di meno 162 gradi ed a pressione atmosferica.

Il GPL è inoltre contenuto sotto pressione in bombole di piccole dimensioni e per questo facilmente gestibili da chiunque, ma anche più soggette a rischi di manipolazione (involontaria) ed incidenti (urti, cadute, ...), con possibili fuoriuscite di gas.
Il GNL viene invece "trattato" all'interno di impianti industriali, appositamente progettati per il suo contenimento e trattamento nelle condizioni di massima sicurezza (navi metaniere, doppie tubazioni, serbatoi a contenimento totale), dotati dei più sofisticati dispositivi di sicurezza ed è a pressione atmosferica!!

È pertanto molto più probabile che si verifichi una perdita da una bombola o da un tubo (domestico) di gas, che da un impianto industriale di GNL. Gli incidenti di cui sentiamo talvolta alla televisione sono dovuti a fughe di gas metano in ambiente domestico, al chiuso, e in queste condizioni il gas non può diluirsi liberamente.

È poi da sottolineare che in caso di una fuga di GPL tutta la massa di liquido si trova portata istantaneamente alla pressione ambiente e vaporizza pressoché istantaneamente, mentre in caso di una fuga di GNL ciò non avviene perchè il prodotto è già alla pressione ambiente, e può evaporare solo per effetto dello scambio di calore con l'aria o il terreno, che per sua natura è un fenomeno lento e limitato allo strato superficiale della massa di liquido.
 
 
26. Qual è il contributo che il progetto darà alla messa in sicurezza idrica dell'area di Vada?
  La realizzazione del Progetto Rosignano comporterà anche la messa in sicurezza idrica di tutta Vada, che potrebbe essere attualmente soggetta ad inondazione da parte del fiume Fine. Ciò è previsto nel progetto che ha ricevuto il nulla osta dal CTR e che è al vaglio del Ministero dell'Ambiente. Quindi l'impianto non potrebbe essere realizzato se non ci fosse la messa in sicurezza idrica. Questa è una certezza.

Ciò non toglie che il Comune di Rosignano abbia un suo progetto di messa in sicurezza dell'area. Se gran parte del lavoro sarà fatto grazie al Progetto Rosignano, il Comune risparmierà risorse economiche importanti che potrà utilizzare per altre attività a favore della comunità.
 
 
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